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lunedì 13 giugno 2011

Comunicare con internet



















Comunicare in Internet, anche la tecnologia richiede la grazia del saper vivere.
di Patrizia Landini - patrizia.l@viavaimagazine.it

Il segreto di una comunicazione efficace è uno solo: empatizzare, cioè mettersi nei panni dell’altra persona.
Questo è vero nei rapporti umani, ma diventa ancora più importante in rete perché, l’eccessiva enfasi sulle tecnologie, può farci perdere di vista i valori umani.
Quando non vediamo l’interlocutore o non ne sentiamo immediatamente la voce, possiamo avere la falsa sensazione di non dialogare con una persona vera, ma, appunto, solamente con il nostro pc.
Allora, cerchiamo di rimanere semplici, naturali e sinceri, così anche la comunicazione in internet avrà cuore e garbo e mi riferisco soprattutto alle e-mail.
Internet ha aperto orizzonti impensabili e vastissimi, ma, non per questo possiamo fare ciò che vogliamo.
Da un po’ di tempo a questa parte, si sente parlare di Netetiquette, l’etichetta della rete, che non è un “galateo”, non è neppure un “codice di comportamento”, né una serie di regole stabilite.
È una raccolta di criteri, dettati dall’esperienza e dal buon senso, che nessuno è “obbligato” a rispettare come dogma, ma che aiutano a migliorare la qualità del dialogo e a evitare inutili incomprensioni e problemi.
In buona parte riflette criteri di comportamento che sono validi sempre e comunque, anche fuori dalla rete; ma con riferimenti specifici al modo di comunicare online. Ecco alcuni dei concetti fondamentali:

- Semplicità vuol dire anche brevità.
Pascal, scriveva così ad un amico: “scusami per una lettera lunga, ma non ho avuto il tempo di scriverla corta”. Ed è vero, un testo può essere migliorato accorciandolo. Un testo ben scritto contiene “tutto il necessario e nulla più del necessario”. Questo, ovviamente, non significa essere “telegrafici”. Una comunicazione efficace non è priva di sentimenti e di emozioni e, per trasmetterle può essere necessaria una parola in più.
Non significa neppure rinunciare alla spontaneità, soprattutto in ambito personale. La freschezza di un pensiero, di una sensazione, può essere molto più importante della “perfezione” grammaticale o ortografica.

- Rileggete sempre ciò che state per inviare. Se scriviamo a un amico, che ci conosce bene, possiamo anche permetterci di buttar giù parole poco attente e spedirle senza rileggerle. Ma è sorprendente come anche persone molto vicine a noi possano capirci male se non ci esprimiamo con chiarezza. In un colloquio personale, o anche al telefono, possiamo accorgerci che una persona non ci ha capito e subito correggere o spiegarci. Ma in rete, come per lettera, scripta manent.
Ricordo che alle elementari, la mia maestra ci insegnava a rileggere i testi scritti al contrario, se avevamo dubbi, partendo cioè dall’ultima parola.
Adesso, nelle molte mail che riceviamo, spesso ci imbattiamo in testi scritti malissimo, dove è palesemente carente, quando non del tutto assente, la rilettura.
Comunque:
- E’ buona norma controllare la propria casella di posta elettronica in modo regolare. Oltre che liberare il server per ricevere altri messaggi, potremo rispondere subito a chi ci scrive.
-I nostri messaggi dovranno essere brevi e comprensibili.
- Meglio indicare sempre l’oggetto della mail perché permette, a chi riceve il messaggio, di identificarne l’argomento prima ancora di leggerlo
- Si usa scrivere in minuscolo. Il maiuscolo equivale a "gridare", per cui è da evitare o da utilizzare solo nel titolo.
- Cerchiamo di limitare la lunghezza del messaggio. Specie se si risponde, riportando il contenuto del messaggio originale, conviene lasciare solo quelle parti che sono rilevanti per la risposta.

- Attenzione alle battute. Siate rispettosi, perché possono venire equivocate. Evitate messaggi contenenti linguaggio scorretto.
- Soprattutto in ambito lavorativo, firmate sempre la posta e mettete il vostro numero di telefono. Non è automatico che dall'indirizzo di mail sia possibile risalire allo scrivente.
Ad un messaggio di posta elettronica si può associare una "firma elettronica" detta "signature" che riporta le informazioni rilevanti del mittente (Nome, Cognome, Indirizzo, Numero di telefono, di fax e di e-mail).
Evitiamo allegati pesanti. Non è raro, purtroppo, il caso che qualcuno spedisca un elaborato complesso (come una presentazione in powerpoint) quando basterebbero due righe di testo,
oppure che arrivino auguri per le feste con allegati che superano i 5 mb.

Prima di ricorrere a un “allegato”, chiediamoci se non sia più pratico inserire il testo direttamente nel messaggio. E se proprio dobbiamo allegare qualcosa, cerchiamo la soluzione più semplice, meno ingombrante e meno rischiosa dal punto di vista della compatibilità (non sempre chi legge usa le stesse risorse tecniche, e con le stesse definizioni, di chi scrive – e questo può provocare ogni sorta di inconvenienti) o allungare i tempi di risposta.

viavai tv online: Il corpo non mente

viavai tv online: Il corpo non mente: "Il Corpo non Mente di Antonia Murgo - psicologa, psicoterapeuta, specializzata in psicosomatica Istituto Riza di Milano ..."

Il corpo non mente



















Il Corpo non Mente
di Antonia Murgo - psicologa, psicoterapeuta, specializzata in psicosomatica
Istituto Riza di Milano



Il corpo è l’oggetto psichico per eccellenza, il solo oggetto psichico. J.P.Sartre

E’ tempo di vacanze,siamo ai blocchi di partenza,pronti per un periodo di relax e
divertimento La bella stagione invita a scoprirci per lasciare respirare la pelle, a godere appieno della sensazione di benessere e della libertà di indossare abiti leggeri, scoprendo il nostro corpo e esponendolo così alla luce del sole, ma anche allo sguardo ed al giudizio altrui. Ed è proprio quando consideriamo questa possibilità che vediamo sfumare l’entusiasmo e hanno inizio i turbamenti e le inquietudini. Solo allora ci accorgiamo di possedere un corpo che, a ben guardare, non corrisponde, nella grande maggioranza dei casi, a quello che vorremmo avere.
Questa considerazione ci induce ad elevare il corpo, fino ad allora ignorato, al rango di oggetto privilegiato, sul quale ora si scatenano le nostre attenzioni, i desideri, i bisogni e le frustrazioni accumulate giorno dopo giorno, osservando le immagini di corpi patinati, crudelmente indifferenti alle nostre imperfezioni.
L’impossibilità di sottrarci all’esposizione del nostro corpo dà avvio a una girandola di interventi che prevedono cure, massaggi , diete improbabili e vere torture, finalizzate al raggiungimento di un risultato che, il più delle volte, rimane irraggiungibile.
Il corpo non è un oggetto. Non è né al nostro servizio né al servizio della nostra mente. Non è un vettore, ma la sua importanza nella nostra vita è imprescindibile dalla vita stessa. Esso ci conduce dove intendiamo andare, ma, nel momento in cui è oggettivato e finalizzato ad un obiettivo che trascende la sua complessità, devia il cammino per darci la possibilità di comprendere l’errore. L’oggettivazione del corpo, che si riconosce e si accetta là dove risulta riconoscibile e accettabile dagli altri, è una forma pericolosa di alienazione.
“…nelle medicine antiche,dove ancora è rintracciabile il valore ordinatore dell’archetipo, il corpo non appare il risultato concreto di forze biologiche operanti a caso,ma riflette nella sua armonia di funzionamento le regole operanti dell’archetipo del Sé. In questo il corpo si sacralizza, perché diventa tempio dell’anima, per cui conoscere il corpo, con il suo simbolismo e le sue analogie, significa entrare in rapporto con le divine “proporzioni del Sé.” Diego Frigoli – Il corpo e l’anima-

Il corpo è ciò che, prima di ogni altra cosa, ci presenta e rappresenta nel mondo.

Scrive Umberto Galimberti “… in ogni gesto c’è dunque la mia relazione con il mondo,il mio modo di sentirlo,la mia eredità,la mia educazione,il mio ambiente,la mia costituzione psicologica. Nella violenza del mio gesto o nella sua delicatezza,nella sua tonalità decisa o incerta c’è tutta la mia biografia,la qualità del mio rapporto col mondo,il mio modo di offrirmi. Attraversando da parte a parte esistenza e carne, la gestualità crea quell’unità che noi chiamiamo corpo,perché non è il corpo che dispone di gesti,ma sono i gesti che fanno nascere un corpo dall’immobilità della carne.”

Il fatto è che il corpo, il nostro corpo, non può smettere di essere, essendo esso stesso il punto di partenza di ogni forma di conoscenza e l’unico in grado di accompagnarci nei meandri della nostra interiorità.
La nostra è l’epoca dell’ansia collettiva di un corpo efficiente, un corpo che non è più il tempio dell’anima, ma ha diritto ad esistere come oggetto edonistico da plasmare e migliorare in un programma di salute ed estetico che nasconde una profonda angoscia di morte.
Come abbiamo fatto a disconoscere la sacralità del corpo, a cadere nell’oblio che rende la materia
fine a se stessa? Come abbiamo potuto permettere che ci trasformassimo da esseri umani ad esseri animati?
Assistiamo alla ricerca ossessiva di un corpo “perfetto”, nel quale investiamo ogni risorsa ed energia, sia, d’altra parte, al suo oblio, orientati alla ricerca di una dimensione spirituale che nega l’esistenza del corpo e disconosce i suoi bisogni e, con essi, la sua medesima esistenza.
In ogni caso siamo nell’errore.
Percepire il linguaggio del proprio corpo è vivere il corpo. Ogni conoscenza che si allontana dalla percezione corporea si allontana dalla vita e diventa metafisica. L’espressività corporea, come esperienza in continuo divenire del corpo, dei piaceri , dolori e delle proprie necessità,rappresenta la prima e autentica forma di unità. L’individuo avverte la propria unità prima che abbia coscienza di essere un’unità. L’unità non è data dalla coscienza ma dal corpo. Le determinazioni,compresa la creatività,è il corpo che le prepara ,le stimola,le anima. “Se io ho in me qualcosa di unitario, di certo ciò non consiste nell’io cosciente e nel sentire,volere,pensare,bensì in qualche altra cosa:nella saggezza di tutto il mio organismo che conserva,si appropria,elimina,sorveglia,e di cui il mio io cosciente non è che uno strumento.” F. Nietzsche.

Se il corpo è il tempio sacro poiché contiene ed esprime, nell’immanenza della sua dimensione materiale, la nostra partecipazione all’universalità; se il corpo crea e produce immagini in grado di partorire il mondo ma è anche in grado di essere partorito dal mondo; se il corpo esprime l’interezza del dialogo tra il divino e l’umano, allora cosa ne sarà di noi, se continueremo ad ignorarlo?
Lo esponiamo, carne desiderante e desiderata, giovane, fresca, lucida materia per appetiti senza amore. Oppure lo eleggiamo a feticcio contro la morte, intrappolati nella logica che vede la morte appannaggio della materia.
E ancora, esso è insultato ed ignorato, coperto e sottratto al mondo, in un’allegoria dove la morte del corpo è morte del mondo perché, invece, solo nella reciproca presenza si perpetua la vita umana.

E’ difficile comprendere che tutto questo ha un nome diverso dalla ricerca della Bellezza, della Salute del Benessere. E’ difficile comprendere che negare la presenza del corpo e avvilirlo significhi, invece, dargli la possibilità di parlarci in nome della sacralità vicina alla sua meravigliosa esistenza e di condurci al divino. E’ difficile giungere alla conclusione che la scelta di questo rapporto con il corpo ci dona, invece, solo vissuti di morte, ignoranza di se stessi,paura di amare, paura di vivere,paura di riconoscere in noi tutto ciò di cui abbiamo bisogno.
Ma, se desiderassimo davvero essere belli e sani e giovani in eterno, non dovremmo far altro che consegnare il corpo alla propria dignità,riscattarlo dalle facili demagogie e dai padroni senza tempo. Ascoltiamo senza giudizi cosa ha da dirci, così ritroveremo lo splendore di una bellezza che non ha modelli. Perché il segreto della bellezza sta nell’ accogliere quello che si è, liberi di poter abitare il “Corpo del Mondo”.


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Tea time





















Tea Time
di Valeria Vicentini

La vita quotidiana è sempre più frenetica, veloce, tra lavoro e impegni vari ci sembra di non avere nemmeno il tempo per farci da mangiare, figuriamoci per prepararci una buona tazza di tè!
E così mentre da un lato ci preoccupiamo sempre di più della nostra salute, dall'altro mangiamo cibi pronti, beviamo bibite confezionate e preferiamo il tè in bustina, in bottiglia o solubile nella convinzione che il tempo impiegato per preparare le cose sia tempo perso.
Invece, dedicarsi con amore alla preparazione di ciò che mangiamo e beviamo è il primo passo verso il benessere del corpo e della psiche. Una leggenda araba dice che Allah bevve caffè durante la creazione del mondo, bevve vino quando cacciò Adamo ed Eva dal paradiso terrestre e bevve tè il settimo giorno, per riposarsi.
Il tè infatti è un'ideale compagno di meditazione: va preparato con cura e va sorbito lentamente mentre ci avvolge con i suoi profumi e aromi; allora si che diventa una bevanda salutare che coccola il nostro Io, lo rilassa e lo compiace preparando l'organismo ad accogliere le sue numerose proprietà benefiche.
Mens sana in corpore sano dicevano gli antichi, e se il tempo che dedichiamo a noi stessi quando ci prepariamo una buona tazza di tè aiuta il benessere della mente, la caffeina, i tannini, i sali minerali e i polifenoli presenti nel tè si occuperanno più facilmente della cura del nostro corpo.
Il tannino ad esempio ha proprietà antisettiche e calmanti che agiscono in particolare sullo stomaco e sull'intestino. La caffeina, a torto uno dei più denigrati componenti del tè, stimola il Sistema Nervoso Centrale, migliorando l'umore, aumentando le capacità di concentrazione, diminuendo il senso di fatica e stimolando la risposta motoria. Inoltre, influisce sulla circolazione del sangue aumentando la pressione arteriosa, stimolando l'attività dei reni e rilassando la muscolatura liscia, in particolare dei bronchi, producendo così un azione antiasmatica e sedativa della tosse.
Il tè verde poi non essendo fermentato mantiene tutta la ricchezza di vitamine presenti nelle foglie, in particolare quelle del gruppo B che sono utili per la produzione di energia e regolano il metabolismo cellulare, e quelle dei gruppi C ed E che svolgono attività antiossidanti, controllano il colesterolo e rallentano gli effetti dell'invecchiamento. Inoltre è ricco di sali minerali tra cui fluoro, calcio, potassio, magnesio, ferro, fosforo e zinco in quantità tali da rendere il tè un buon supporto nella prevenzione della carie, della placca e delle infezioni batteriche, oltre che un rafforzante dello smalto dentale e della densità ossea in generale. Ma il cuore dei principi attivi del tè verde sono i polifenoli, i potenti antiossidanti che gli hanno fatto conquistare nei secoli l'appellativo di elisir di lunga vita: questi agenti aiutano l'organismo a resistere a diverse patologie legate all'invecchiamento cellulare e cutaneo, come il cancro, l'aterosclerosi, l'Alzheimer e il Parkinson; inoltre i polifenoli hanno effetti benefici sul sistema cardiovascolare, migliorano la circolazione e la salute del cuore, aiutano a regolare l'attività dell'insulina e a bruciare i grassi corporei.
Insomma in queste piccole foglioline è racchiusa un'enorme ricchezza per il nostro organismo, è un peccato rinunciare a tutto questo solo in nome della comodità: quindi meglio organizzarsi con un piccolo thermos e portarsi al lavoro il tè fatto in casa piuttosto che bere quello solubile dalla macchinetta, e ora che arriva l'estate è molto più vantaggioso (anche economicamente) prepararsi da soli il tè freddo invece di acquistare quello in bottiglia. E se proprio la caffeina ci dà qualche problema invece di bere un tè deteinato, che nel processo ha perso tutte le sue proprietà, meglio provare un tè verde (povero di caffeina) oppure sperimentare infusi di altre erbe come il Rooibos ad esempio, che è completamente privo di caffeina ma ricco di principi benefici.

Come fare un buon tè freddo

Per fare il tè freddo in casa non è per forza necessario farlo caldo e aspettare che si raffreddi, ma si possono mettere le foglie o i filtri in infusione direttamente in acqua fredda e lasciarli riposare in frigo per almeno un paio d'ore, con la sola accortezza di aumentare un pò le dosi ( ad esempio in un litro d'acqua si possono mettere anche 5-6 bustine vale a dire 10-12 grammi di tè) . Tuttavia se la voglia di tè freddo ci prende all'improvviso e non eravamo preparati c'è un metodo a mio avviso molto efficace e dagli ottimi risultati, che può essere applicato anche nei bar: il tè shakerato. Bisogna fare un tè caldo molto concentrato, utilizzando ad esempio 2-3 bustine per una tazza di acqua. Dopo averlo lasciato in infusione 5 minuti si versa metà della tazza (o un terzo in base ai gusti) in uno shaker con del ghiaccio aggiungendo zucchero a piacere, si scuote fino a che il ghiaccio si è sciolto e poi si versa nel bicchiere, magari guarnendo con una fettina di limone o delle foglioline di menta. Il concentrato rimasto può essere conservato in frigo per un giorno e utilizzato al bisogno di modo da avere un tè dal gusto sempre fresco. In alternativa si può versare l'intera tazza in una bottiglia o in una caraffa aggiungere acqua fredda, ghiaccio ed eventualmente zucchero, mescolare e servire. Questa procedura può
essere usata con tutti i tipi di tè, classici e aromatizzati e anche con altri infusi.
Vedrete che non solo il vostro organismo troverà maggiore giovamento, ma anche il vostro portafoglio!