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martedì 7 settembre 2010

Il pranzo è servito





















Il pranzo è servito
di Massimo Cipelletti - sociologo

La fluttualità del quotidiano ci concede frequentemente di alimentarci ma non di mangiare, apprezzando il piacere della tavola sociale. Ciò accade esclusivamente il fine settimana, sempre se in programma non vi è qualche evento prioritario che tralascia a pieno il momento conviviale per eccellenza. Sì, perché di questo si tratta.
Lo “stare a tavola”, eccezione portata per i pranzi solitari, è da considerarsi un rituale straordinario per i rapporti interpersonali, siano essi di famiglia che di amicizia. Nulla è più favorevole per il dialogo della realtà situazionale del convivio. Ci si rilassa, si prova piacere e si “stacca” dalla routine o dal ritmo della giornata. E poi quanti gli affari, specie nelle nostre zone nordiche, che nascono e si chiudono a tavola? Le famose “cene di lavoro” con clienti e potenziali tali. Oppure le “colazioni di lavoro”: molto diffuse nei centri di affari metropolitani.
Ecco che il pranzo, e diurno e serale sia, è uno dei momenti ai quali si dà o si dovrebbe fornire profonda attenzione e cura: dalla preparazione al consumo. I ritmi lavorativi, invece, ci inducono ad accelerare la pausa pranzo, se non a saltarla. Sminuiamo il momento, sviliamo questa tappa periodica invece per molti attesa con passione ed emozione.
E ancora, quante le conoscenze che si possono realizzare durante questo appuntamento?, pensiamo solo ai vicini di tavolo di un ristorante; piuttosto che al personale di servizio di una pizzeria; o ancora di quei freschi incontri avvenuti durante l’aperitivo. Una situazione che ci predispone ad aprirci e confrontarci, che muove la nostra curiosità e apre le nostre menti che vanno ad arricchirsi di esperienza raccontata ed immaginata.
Ma non sono solo gli impegni professionali che riducono il peso del pranzo, giacché a contribuirvi sono altresì gli innumerevoli e diffusi fast-food che, per quanto fascinosi e con cibi appetitosi, ci veicolano verso l’individualismo del nostro vassoio che, paradossalmente, diviene il miglior compagno di tavolo. Ci si aliena dal resto, si consuma in fretta e con gusto intenso perché il tutto deve durare non poco, bensì il meno possibile. Qualcuno ci può parlare ma il protagonista indiscusso riamane il cheese-burger di turno; il resto passa in secondo piano.
Per fortuna nei Paesi mediterranei forte è il rito del sedersi a tavola e quindi arduo diventa scalfire un’usanza che ci rende celebri verso altre popolazioni e che spesso viene emulata, peraltro con scarsi risultati.
Forse un maggiore rispetto di noi stessi ci concederebbe anche di raggiungere anche traguardi, e nel lavoro e nella vita, superiori. Ma quest’ultima è solo una personale opinione.

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