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venerdì 22 aprile 2011

Garbo di Primavera





















Garbo di primavera
di Patrizia Landini



L’impressione che mi accompagna in certo momenti della vita, in coda al supermercato, aspettando davanti a scuola è che, più che l’educazione, si sia perso il rispetto per la persona, quindi per noi stessi.
Lungi da me voler scrivere un trattato ispirato a Mons. Della Casa, vorrei solo ricordare che volersi bene e rispettarsi è la prima e basilare forma di bon ton, per usare un gallicismo.

Perchè, allora, non ricominciare dalla base, tornando ad imparare come relazionarsi con chi incontriamo di giorno in giorno, sia sconosciuto sia famigliare; forse, la nostra società potrebbe ritornare ad avere un aspetto formale, che diventerebbe, quindi, sostanziale.
Un grande giornalista, tra i miei preferiti, Corrado Augias, ha scritto che ” gli uni e gli altri, chi sta in alto e chi no (in riferimento alla società), partecipiamo della stessa diffusa mancanza di quella mistica delle forme che altrove dà alle manifestzioni della vita collettiva un’apparenza di decoro diventata da noi sempre più rara.”
Questo è, a mio avviso, la base del comportamente sociale, le forme portano con sè la sostanza, non dobbiamo mai darlo per scontato.

Allora, se si deve tornare alla base, sarebbe utile partire dalle presentazioni.

° Salutare è buona educazione, rispondere è d’obbligo. Ma quale sarebbe la regola? Il più giovane saluta il più anziano, l’uomo la donna e così via.
Inoltre, se salutare tutte le persone che si conoscono è doveroso, è altrettanto doveroso salutare quelle che si incontrano casualmente: il cameriere del bar, la signora delle pulizie chi si incrocia per le scale

° Meglio tralasciare i titoli accademici, onorifici e nobiliari visto che, se meritati, salteranno agli occhi del nostro interlocutore dalla prima conversazione, oppure usarli con discrezione.
Occhio a non assegnarsi da soli i propri titoli: “Sono il Dottor…, Architetto…”. Sarebbe davvero imperdonabile!

° Introdursi da soli è piuttosto difficile, così il più delle volte si viene presentati e, per evitare che questa semplice, quanto inevitabile cerimonia, diventi motivo d’imbarazzo, è bene che sia rapida e precisa: il nome e cognome, sempre nell’ordine, introdotti dal “ tu conosci…” o “lei conosce…”, a seconda dei casi.

°Si presenta sempre la persona meno importante alla più importante, la più giovane alla più anziana, l’uomo alla donna.

° La prima conversazione non deve mai prendere le mosse dopo il classico “Piacere” che, se pur diffusissimo, in questa fase iniziale del rapporto è tutto da verificare e suonerebbe falso, troppo compiacente e anche un po’ipocrita.
Chi mi assicura che sarà un piacere incontrare questa persona?.
Meglio il semplice “Buongiorno” o “Buonasera”, accompagnato da un sorriso e un leggero cenno del capo.
Attenzione a non aggiungere l’anglosassone “Come sta?”, si potrebbe andare oltre il piano delle formalità, dando l’impressione di interessarsi ai prpblemi di salute altrui, senza contare che se, il nostro interlocutore trae piacere dal racconto delle proprie magagne, siamo incastratii
° Qui apro una parentesi, dedicata al baciamano. Tornato di gran moda, è da considerarsi oggi una galanteria raccomandata solo a ricevimenti, cocktail, ma è fuori luogo e ridicolo al lavoro e nei luoghi pubblici.
Un tempo si faceva solo alle donne sposate, ora si fa a tutte, signore e signorine, purché al di sopra dei trent’anni. Importante è che l’atto sia appena accennato, con un piccolo inchino e che le labbra non sfiorino la mano della signora.
° Nata come simbolo di pace ”ti offro la mano, priva di qualsiasi arma”, e segno di grande rispetto, da sempre la stretta di mano fa parte delle consuetudini umane.
Occorre che sia decisa, ma non troppo energica, rapida, ma non frettolosa. Sarebbe davvero inopportuno stringere una mano inerte e molle o peggio ancora sentirsi stritolare le dita.
Una stretta di mano può dirci molto su chi abbiamo di fronte.
° È bene tenere presente che esiste una scala di valori e di confidenza e di rispetto che non può avvalersi sempre e soltanto della forma colloquiale del “tu”. E allora, se non si è più ragazzi, o sul lavoro, e con chi ci offre un servizio, barista, cameriera, meglio mantenersi entro la barriera del “lei”.
Passare dalla forma di cortesia, ovvero il lei, a quella confidenziale del tu è un iniziativa che parte solo dalla persona più anziana o importante.
° Importantissimo non dare tanti baci e troppo facilmente: sviliscono il gesto e il suo significato. Quelli amichevoli è importante che siano silenziosi e poco schioccanti.
° Signora o signorina? È la domanda che molte donne si sentono ripetere anche a sproposito.
Vuol dire che a qualcuno ancora sfugge il fatto che il termine signorina si debba utilizzare solo in caso ci si rivolga a giovanissime ragazze. Fu infatti l’Unione Europea, qualche anno fa, a decretare che ogni donna oltre i diciotto anni dovesse venir chiamata signora. Il seguito alla prossima puntata.

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