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lunedì 5 luglio 2010

Il gatto nell'arte









Il gatto nell’arte
a cura dell'associazione "Il Segno"

Nel corso dei secoli molti pittori si sono cimentati nella rappresentazione pittorica dei gatti.
Animale magico e misterioso, spesso indolente ma pronto a scatti e balzi da predatore, inafferrabile nei suoi percorsi e nella psicologia, alternativamente legato alla quiete familiare o all'impulso demoniaco e stregonesco, il gatto attraversa la storia della cultura e dell'arte lasciando segni precisi, di grandissima suggestione. Ancor oggi pittori contemporanei ne ritraggono l'eleganza e la signorilità con il proprio stile.

Fra i pittori più sensibili alle movenze feline ricordiamo Pierre-Auguste Renoir, uno dei massimi esponenti dell'Impressionismo.

Un altro pittore impressionista, Edouard Manet “in Olympia” ritrae una prostituta nuda distesa su un letto, con un gatto nero che si stiracchia ai suoi piedi. Per questo quadro Manet si ispirò alla Venere di Urbino di Tiziano, invertendo il messaggio simbolico: mentre nella Venere di Urbino, ai piedi della figura femminile c'è un cagnolino che simbolizza la fedeltà richiesta ad una moglie, il gattino raffigurato nell’”Olympia”, rappresenta il maligno (il gatto, come ben sappiamo, in epoche passate veniva considerato in alcune culture il messaggero che le streghe utilizzavano per comunicare con il diavolo).
A cavallo tra il XVIII e XIX secolo anche il celebre Francisco Goya ritrae un ragazzino intento a giocare con una gazza. Alle sue spalle si osservano tre gatti che con gli occhi spalancati seguono la scena pronti ad avventarsi sul volatile. Ciò che colpisce di questo dipinto è la fedeltà delle immagini, segno che il gatto ha sempre attirato l'attenzione, in tutte le epoche.
Nell'opera “Il carnevale di Arlecchino” dell'artista catalano Joan Mirò, considerato uno dei capolavori del movimento surrealista, si presenta un grande spettacolo realizzato con oggetti strani, piccoli giocattoli fantastici, infantili diavoletti, strani esseri informi, mostriciattoli che escono da cubi che si attorcigliano su asticelle sottili, molti sono sospesi a mezz'aria come giocolieri nel paese delle meraviglie. Mirò spiegò i suoi elementi caratterizzanti, i quali possono essere ritrovati anche in altre tele: la scala indica la fuga dal mondo e l’evasione, gli animali sono quelli che più amava e che gli facevano compagnia quando dipingeva.
Théophile-Alexandre Steinlen, artista contemporaneo anticonformista, pittore, grafico, illustratore, era un gattofilo sfegatato tanto da essere conosciuto come "il re dei gatti". Le opere di Steinlen sono quasi tutte un omaggio al gatto del quale è stato attento osservatore.

Paul Klee, l'artista che aprì la strada all'arte moderna, amava molto i gatti e ne possedeva molti. Nel suo dipinto “Gatto e uccello” raffigurò un grande muso di gatto con un uccellino sulla fronte.
Franz Marc, pittore contemporaneo rappresentante dell'Espressionismo tedesco, dipinse gatti in molte sue opere. In una di queste, “Cane, gatto e volpe” dai colori accesissimi si sprigionano le tre figure deformate da pennellate circolari. Ma il gatto si distingue perché eretto, fermo ed impassibile nella sua posizione più tipica: l'autore ne ha colto l'essenza.

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